Piomba di improvviso l'inverno.
Osservo con distacco le cose che ho, le cose che impacchetto e che dopo 15 anni di vita qui erano diventate quasi parte del mio corpo.
Chiudo gli scatoloni con il bel nastro marrone, sposto il Pc, sposto la scrivania e altre cose e mi preparo a spiccare il volo verso una nuova avventura. E que sarà, sarà.
Di improvviso mi trovo a camminare con cappello a tese larghe, giacca e pantaloni lunghi, mentre fino a ieri avevo dei sandali Francescani, magliette e pantaloncini corti.
Fino a ieri avevo chiavi di casa fatte in un modo...
Abitavo in un posto campagnolo...
C'erano persone nel rustico ad ogni ora...
Ora ho una nuova strada, entusiasmante.
Sempre però un pò triste lasciarsi alle spalle una vita. Giunge, però, il momento di tutti di cambiare rotta, stile, scoprire l'anno bisestile.
Sono lieto che ho ancora la forza di scrivere, forse questa forza è quella che mi fa superare indenne giornate a contatto con cazziatoni, situazioni di lavoro politiche, quintali di dati da compilare, impilare, tre capi da soddisfare, tazze di caffè offerte, da offrire, cornetti con la crema, con il cioccolato, con l'uva passa.
Io scrivo e mi diletto a vedere che qualcuno, come Moonlight, ancora passa per questa terra desolata, una Teenage Wasteland.
Ma la disperazione dentro di me è grande quando vedo che oramai la gente VIVE su Facebook.
Gente che ha le corna, lo sanno tutti, anche loro, ma va bene così, tanto ho il biscotto della fortuna, ho appuntamento galante, ho le mie foto da fico, da zoccola, da sfigato, ho, mi mostro, appaio e godo nello scrivere...
Stronzate.
Questo più che altro fa male. Per fortuna che, nel morente (vivadio!) mondo dei blog ci sono persone vere che scrivono cose molto profonde, più di autori di Vampiri sedicenni o di uomini che odiano le donne.
Passo qui perchè oggi ne avevo bisogno. Invero ne ho spesso bisogno, ma, crescendo, finisce il tempo.
Una clessidra che scandisce l'andare.
Va bene così, ma, troppo spesso, lasciamo indietro cose importanti.
Naufragio, arrivo.
Ave,
N.
Giusto un secondo.
Lo prendo per me e per voi che in questi mesi avete
Sopportato
Condiviso
Riso (spero)
Sorriso.
Con me, in questo blog che mi è sfuggito di mano diventando un diario del passato imperfetto e del futuro incerto o del passato schizzato remoto vagheggiato.
Avrei voluto scrivere di più ma l'età avanza e il tempo diventa sempre più rado come una tela di ragno abbandonata al vento di agosto.
Ed è in questo caldo agosto che finalmente, dopo ore e ore e ore e ore di lavoro, ore che diventano mesi e poi anni e poi decenni, posso prendermi 10 giorni di ferie.
Partire...
La cosa più bella per me è la valigia.
Riporre le cose ordinatamente sapendo che al ritorno per motivi strani occuperanno il doppio.
Prendere i medicinali (mai viaggiare senza enterogermina e moment, almeno per me!).
Prendere l'asciugamano, mai partire senza un asciugamano.
E sorridere tra se e se gettando scatole di sigari nella valigia, accendini e taglia sigari.
Sorridendo pensando a quando da più giovani in valigia gettavo scatole di preservativi.
Nella mia vita di "vacanziero" li ho sempre usati tutti... per fare i gavettoni.
Per il sesso mi è capitato in un paio di occasioni.
Non male per 'anta anni di vita eh?
Il ricordo va all' Estate calabrese di anni e anni fa, avevo i capelli.
La bagnina bellissima che conobbi l'ultima sera di mia permanenza la e, ovviamente, non successe nulla.
Le pedalate mie e di Alex in una Principina a Mare molto linda e pinta e noi eravamo i Soldati dell' Anarchia.
La Sardegna di un amore impossibile perchè eravamo troppo spaventati dalle conseguenze.
E via così per anni.
E Anni.
E anni.
Bene.
Di nuovo carico la macchina fotografica, carico la valigia, carico la sveglia e sorrido.
Alla fine sono lieto e sereno e questo, forse, per adesso basta.
Un Saluto amici Bloggonauti.
GoodNight and Goodluck.
Ave,
N.
La macchina nera che conduce 5 persone verso l’ aeroporto, le risate, il caldo, lo strano rilassamento interiore, il sonno. Il gelato all’amarena, la fila, la fiumana umana,il saluto a colui che non parte con noi chè mi lascia nello stomaco una sensazione di vuoto.
L’avreirivisto o sarei diventato polvere a breve? L’abbandono del lavoro stressante alle spalle, il check in, e la strana calma interiore. Osservare F. che si agita, il Doc lieve,S. che se la spassa e F. che pare iniziare a rilassarsi mi fa bene. Anche se mi spiace aver dato un po’ di agitazione pre decollo a tutti.
Sereno e distaccato mi godo il viaggio stipato verso il Boing della Raynair, Irlandesi nel midollo e nei modi.
Il prendere posto, il caldo che va dissipandosi nell’aria condizionata, il sedile stretto, il sonno, la voglia di musica.
D’un tratto il mio cervello si spegne.
Avverto una spinta forte e mi viene da ridere. Poi il freddo.
Mi sveglio in mezzo alle nuvole, sono vivo e me la godo, anche se le gambe mi fanno male e l’aria fredda passa sotto la mia maglia porta fortuna, nera con un teschio gigantesco impresso sopra.
L’atterraggio che mi fa morire dalle risate mentre tengo la mano ad F, che mi ha fatto combattere anche questa paura.
Ilbagno diEindohven Airport, il trasporto in bus di due ore fino ad Amsterdam, il treno che ci avrebbe portato fino alla casa accogliente, il freddotiepido della sera che non svanisce nella notte.
Il biglietto, le risate, i dialoghi i nostri volti stanchi ma fieri, la ricerca della casa, la simpatica messicana che ci indica la via, ,ma pria il lama e gli arabi gentilissimi che cercano di spiegare dove diavolo dobbiamo andare.
La casa bellissima, i pochibagagli disfatti, il letto gonfiato, il letto da rifare rifatto, il bagno diviso in due stanze, una con la doccia, l’altra con il cesso è un lavandino.
L’uscita serale, la gente sballata ma nemmeno troppo, l’odore di erba ovunque, i canali, il treno notturno, il Mac Donald dove perTradizione si mangia la prima sera di un viaggio, osservare i miei compagni di viaggio ed avventura che sorridono beati.
Abbiamo mandato a fare in culo per qualche tempo le stronzate della vita comune.
Il ritorno a casa di notte con il Tram, la discesa troppo lontana da casa, la lingua incomprensibile, l’Iphone che becca il wi-fi e ci mostra la via nell’istante esatto in cui il Doc che ha un GPS nella testa lo capiva da solo.
Il rientro, la doccia, il sonno la sveglia il mattino dopoil caffè portato da S. mentre F. si incacchia perché a lei niente. Le corse al bagno sempre occupato dal Doc, la colazione, la lentezza del tutto. Le biciclette da affittare, il treno verso la città, il succo d’arancia a colazione, la ricerca di un rent a bike, le piste ciclabili dove sei una vittima se non sei in bici, ma anche se lo sei.
Le biciclette con il freno a “pedale indietro”, io che ci sbando sopra, non riesco a gestirla. La gestrice cazzuta che non vuole dare a F. per motivi ignoti, labici da bambini, il freddo strisciante che si insinua mentre si pedala. Il dovuto Tributo a Vincent, il saluto agli amici via web nel museo, la mia quasi “Sindrome di Stendhal” davanti allì ultimo quadro di Vincent.La malinconia, l’uscita e il pranzo all’ Irish Pub. Il beef Stew e la birra scura, il piacere di parlare inglese migliorando la pronutiation, proprio un godimento interiore. Lo stordimento dopo birra, i pisciatoi all’aperto di cui ho abusato, i km in bici con pedale inverso, la condomerie, il pensiero per i regali da riportare, ma alla fine chissenefrega, il passaggio in un centro commerciale famoso e iper costoso, il freddo e l’umido che avanzano, il Red light Quartier (“Chiavare Veramente…”),le belle, bellissime, quasi dee, in vetrina, il Doc imbarazzato, S. sorridente, F &F divertite io rilassato. La ricerca della cena, dopo km,il Kentucky Fried Chicken che fa cagare,L’old Church che ci ha portato momenti di totale fratellanza e divertimento, l ‘odore acre per tutta la città che ci ha stordito non poco, il viaggio di ritorno di notte, per modo di dire visto che la alle 22 è ancora giorno,in bici, altri km su km, il culo dolorante e la schiena pure, il freddo che cala di un colpo così come la pioggia che ci attendeva la, dietro l’angolo.
L’arrivo a casa, le birre bevute di nuovo, oltre quelle già assimilate a pranzo e cena, e poi via verso la doccia sacrosanta, l’urina e il sonno.
Il risveglio con l’acqua, il mio balletto gay sulle note di Ring the Bell che mi comporta uno strappo dolorosissimo che ancora ho ma che non mi ferma dal voler girare. L’apertura dei Poncho comprati al museo di Van Gogh,figure gialle e blu in bici verso il loro destino, freddo, pioggia sferzante, vestiti leggeri per me, troppo leggeri.
Sosta al bar American Style con cameriera scostante, uno strano pane con frittata e pancetta per loro e un cappuccino per F. e succo d’arancia per me, ovviamente. E poi di nuovo pedalare da veri turisti. Verso NEMO di Renzo piano, il museo, la pioggia cattiva, il museo da visitare ma non lo facciamo, i doni F a me e io a F.,di nuovo sulle selle verso il centro città con la pioggia in faccia, ma che goduria.
Noi infreddoliti e fradici e il popolo di Amsterdam che vaga tranquillo, anche con bimbi in braccio, come se fosse agosto.
Il Pranzo all’ Irish e poi via di nuovo in giro verso la casa di Anne Frank,ma prima strada di Shopping in Amsterdam, mia foto con Super Mario, poi via verso la tristezza di un evento pazzesco che mai doveva succedere che, si spera, mai dovrà ripetersi.
La camera di Anna con le cose che ci attaccò per passare il tempo e sognare.
Un brivido e una commozione interiore.
Poi via, di nuovo, nella notte pulsante di persone, etnie, stati alterati, musica rimbombante, locali aperti, fumosi e rumorosi, le risate, la gente che si esibisce, gli scacchi per strada, la bici da riconsegnare e poi via a piedi verso la cena che non otteniamo perché il Pub dove ci ficchiamo dice cucina chiusa e noi ci beviamo su per poi mangiare qualche schifezza in giro, tipo la tipica pizza di NY, che se fosse vero sarebbe da denuncia, qualche dolcetto e via di nuovo.
Lo spavento: S.& Doc che si sentono male, vuoi la stanchezza, vuoi la birra a stomaco vuoto.
La corsa a piedi verso la stazione per scoprire che non esiste nessun treno delle 0.36, così fino alle 1.36 in stazione.
Il mio sgomento nel vedere la stazione chiudersi e mi domando: Ma se per caso il treno dell’una non passa, che facciamo, tutta la notte qui dentro?
E mi viene da ridere al pensiero.
Agli altri un po’ meno.
I Biglietti da fare ma niente soldi spicci accettati, solo carta di credito.
Il Doc che si è sacrificato per giorni, lo rifà, onori e lodi alla sua persona.
La strana ansia che assale i miei compagni di viaggio una volta saliti sul treno. La paura di essere derubati, di perdere le cose, di non arrivare a casa.
Sul treno dell’1.36 arrivano tante persone quante quelle su treno Roma-V- delle 14.30. La cosa mi stupisce e mi rallegra, anche se non nego che per un po’ di tempo anche io ho avuto il timore che ci avrebbero ucciso, sbranato e fumato i nostri resti.
Home, Home Agani, doccia, risate, la mia schiena che urla di dolore e di lenitivo, la doccia, il sonno, la sveglia alle 7.30, i bagagli da rifare, le facce triste, il letto sfatto, quello da sgonfiare, l’aspirapolvere, ultimo caffè lungo, chiusura di casa, addio addio, cielo scuro ma non piange per noi.
Treno, Autobus, Check In, bagno pre decollo,quello delle femmine perché quello dei maschi per regio decreto è stato ucciso,e poi di nuovo sull’aereo.
Una strana ansia mi coglie, sarà forse il caldo? Sarà che prima di partire vediamo due strane scene:
Un Fokker della prima guerra mondiale che plana sulla pista e poi riparte e poi all’atterraggio del Boing della Rayan una serie di militari che accolgono un passeggero a braccia aperte. Cosa avrà fatto lui e quel ragazzino biondo che si portava dietro rimarrà per tutti noi un mistero.
L’ansia mi fa chiudere gli occhi alla partenza, temere quando passiamo nelle nuvole e considerarmi spacciato quando becchiamo un vuoto d’aria.
Sento che la mia voglia di scendere da quell’aereo è alta, ma non lo faccio vedere assolutamente.
Non solo perché temo di divenire polvere spaziale, soprattutto perché il freddo dentro quel cazzo di uccello di metallo scomodo è altissimo.
Grazie a F. e ad una sua felpa recupero un po’ di calore, ma non basta.
Accolgo l’atterraggio o lo schianto.
La prima cosa accade e quando metto piede fuori ringrazio DIO e ogni altra deità ché tutto sia andato per il meglio.
Soprattutto per il Caldo che mi riscalda.
Tappa al cesso, e via, verso il Buon Custode che ci è venuto a prendere per portarci a casa.
Così penso mentre torno.
Così penso mentre ero.
Così ricordo oggi che il lavoro è pesante e la schiena mi uccide.
Il calore degli amici.
La condivisione dell’avventura.
Le risate.
Le Grignate.
Le Ghignate.
L’amicizia profonda.
Le foto.
Le donne.
Gli Uomini.
Il Freddo.
Il Caldo.
La Serenità.
Tutto questo è in me e mi darà la forza per il tempo a venire.
Posate le valigie è già quasi tempo di un nuovo viaggio.
Il ricordo di quello che è stato visto e fatto resta li sopra, sospeso nel silenzio canterino di un androne buio. Verrebbe quasi da pensare che si è sognato ogni cosa. Ma questo equivarrebbe poi a sminuire l'atto in se per se. Così non resta che posare le valigie, accendersi un sigaro, mettere su Baba O'Riley degli WHO a palla e lasciare che la musica fluisca per la casa e per il corpo depurando quanto di brutto è rimasto nella testa e nel corpo.
I Hear in The Fields...
Il ricordo di quelle notti non se ne andrà. Puoi dirtelo quanto ti pare. Che sei cresciuto. Che erano estati di altri anni. Che alla fine era bello perchè era così. Una parte ti dice di certo che è tempo che tu realizzi la tua età e il tuo status sociale. Non sei più quello che eri ben 10 e passa anni fa.
Ora sei un Adulto.
Ma se Tom Waits disse che non voleva crescere, perchè non fare di quella canzne un inno? Perchè preoccuparsi di avere qualche kg in più? molti capelli in meno? Non capire, non voler accettare il non voler cambiare da parte di altri è molto deplorevole. Essenzialmente ESSE QUAM VIDERI, ovvero o anche.
Ci si sofferma troppo spesso sul fattore evolutivo. Ma chi se ne frega, cazzo.
La nostra vita è quella che è.
Alcuni hanno preso super strade liscie e sgombre di traffico e se la godono con la cabrio a tutta velocità e una radio perennemente a palla.
Altri hanno preso il raccordo all' ora di punta e avanzano un 150 metri ogni sette minuti, sigaretta penzolante all'angolo della bocca, stereo che trasmette canzoni piacevoli, stress e caldo.
Le scelte sbagliate ti colpiscono a distanza di anni, come le bombe di Profondità di un U-Boat.
It's Only Teenage Wasteland.
"Allora, senti me"
"Dimmi"
"Si va a fare immersioni?"
"No"
"Si si, dai. Alla fine è molto bello. Pensa che si può arrivare anche a settanta metri sotto acqua, nel buio, con cose che non conosci che ti sfiorano"
"No"
"Ma dai! Pensa che la discesa è entusiasmante, tutti quei gadget tecnologici che ti piacciono tanto"
"Nooo"
"E poi pensa, magari visiti qualche relitto di nave, qualche mistero dell' abisso! SU dai! Infondo a te i videogiochi piacciono, ami Lovecraft, e provala no?"
"Uhm"
"Ci stai pensando? Mi fa piacere. "
"Ma dimmi una cosa. Sinceramente. Qualche cosa contro ce l 'avrà 'sto sport!"
"Bhe... considera che a volte per per risalire ci metti anche tre ore e mezza e..."
"COSA?"
" ... e rischi di addormentarti e se così fosse poi rischi di salire troppo in fretta e..."
"COSA???"
"... prendi un embolo, quindi 1h di camera iperbarica"
"Fammi capire. Dovrei tuffarmi nel buio degli abissi, sei ore tra salire e tornare, con cose mostruose che ti strisciano accanto nel buio, tra cui polipi grandi come un materasso a due piazze, rischio di embolo, di sonno e di chissà cosa altro?"
"Si, E non vedi la bellezza in tutto questo?"
"Invero no"
"Eh, provalo una volta e capirai l'emozione!"
"No guarda..."
"Senti su, ci sono io alla fine!"
"Si ok, capisco che sei esperta ma.,,"
"Ho evitato anche alcuni pericoli, come piranha, squali, una specie di seppione..."
"COSA?"
"Ma siiii"
"Senti... ma emboli?"
"Ah, l'ho rischiati tre volte! Una cosa fichissima però, la camera iperbarica, socializzi con altri, scambi esperienze di vita subacqua"
"..."
"Ok, allora è andata? Si parte domenica prossima verso Ponza, per inziare?"
"Click...."
"Pronto? Pronto?"
Perturbato da un sogno mi sveglio con il cuore in gola e mi rendo conto di due fattori essenziali. Il primo è che.
Il Secondo è chel’inconscio non mente mai. Tu puoi anche stare li a pensare che non è come credi.
Mentire a te stesso.
Sorridere al buio fuori. Ma non è mai come tu dici a te stesso. Quindi siamo dei mentitori, tutti quanti, anche il più bravo e pio di noi.
Perturbato dal sogno mi rendo conto di un gravissimo errore di un anno fa.
Avrei dovuto fare, agire, diversamente, ora lo so. Ma,come dicevamo in un post, le occasioni perdute non ritornano.
Adesso.
Solo ora mi rendo conto che avrei ottenuto davvero qualcosa se solo avessi osato spezzare le catene della quotidinaità, se avessi osservato meglio il modo d’agire.
Se non avessi temuto. Alla fine era solo spezzare un logoro legame per crearne uno nuovo. Sarebbe forse stata una cosa amara, ma l’ho già fatto in passato, non è il coraggio che mi manca, è…
Si è il coraggio. Non ho il coraggio di far soffrire le persone come loro hanno fatto soffrire me. Questo, essenzialmente, mi cataloga come un grande signore.
O il più Supremo dei coglioni.
Trafitto sono, trapassato dal Futuro.
A questo punto è inutile piangersi addosso.
Se non Chè.
SENO Nchè.
SE No.
Il pensiero di una forma di vita affine e molto vicina come gusti, come idee, come visione, il pensiero che per anni uno la cerca e poi la perde perché il vivere quotidiano è sempre lo stesso, perché distruggere anni di ragnatele è sempre più impossibile,perché alla fine l’insicurezza che uno ha a volte disturgge ciò che potrebbe essere.
Adesso dovrò imparare a convivere con questa nuova delirante situazione, come sempre, come ho sempre fatto e come, ahimè, temo farò.
Spaventoso è il sapere che dentro di me ci sono sopite passioni e rancori che ogni tanto tornano su, niente che non possa affogare in qualche dito di Grappa e in qualche cm di Sigaro, non a pelle, grazie, prego, vada avanti, no io esco dalla porta sul retro.
Reprimere alcune cose a volte fa male.
Ha Ragione Federico, comunicare fa male.
Tutto questo ho pensato fisso nel letto, osservando il soffitto che non voleva sbiadire, il buio fuori andava diradando in qualcosa di simile all’ Alba, la macchina aspettava che io la incalzassi verso nuove avventure lavorative, tutto questo io sentivo dentro di me, e non osavo ammettere che dopo 1 anno esatto quello che io e lei pensammo poteva essere solo una automatica simpatia, era amore.
Come fango gettato su uno spartito musicale.
Tutto questo io pensavo a cuore gonfio.
E mi son detto: Sicuramente era amore.
Poi verso le sette e mezza, con gli Enigma in Sottofondo e il soffitto ancora la, mi son detto,
Probabilmente era Amore.
Poi alle 8 meno un quarto, orario che dovrebbe essere bandito dal mondo intero, quelle del mattino dico, davanti ad un caffè e ad una sigaretta, mi sono detto:
Sicuramente sono state le Polpette alla Cipolla Danesi, o il Caffè, o la pastarella alla crema, o il fumo dell’ erba o le sigarette o il sigaro.
Questo ci insegna che la differenza tra Amore e Polpetta Danese alla Cipolla è pari a zero.
Così è, se vi pare…
[Ring The Bellat The River Of Belief…]
N.
(eppur, in qualche calda notte estiva, io ci penso ancora…)
Pensavo che negli anni a venire si sarebbe concretizzato qualche cosa. Il canto dei grilli notturni filtrava dalle finestre socchiuse. Era, forse, una notte di agosto. Fuori c’erano le stelle che erano tante quante le mie speranze e i miei desideri. Il posacenere vicino, mezzo sigaro acceso. Il silenzio era rotto solo dal respirare di una persona accanto a me. Chi fosse, ora come ora, non ricordo.Quello che ho a mente era come scioccamente pensassi che ci sarebbe stato un futuro per me.
Per noi.
Per tutti noi, intendo.
Dicevo a me stesso. L’ingenuità di avere diciotto anni, l’ingenuità di sognare, l’ingenuità di sperare di poter avere.
Quattordici anni dopo sono qui ad osservare uno schermo bianco, come la mia voglia di credere in qualcosa d’altro. Sono le tre di notte circa e non ho sonno, non ce l’ho più da tempo. Fumo ancora mezzo sigaro, ma il letto è vuoto e il silenzio è totale.
No, è intervallato da un beat cadenzato.
Mi guardo adesso e mi rendo conto che ho sbagliato una marea di cose. Ma, Hey, rifarei tutto identico.
Forse.
Cambierei solo una cosa: La stupidaggine di studiare… Avrei dovuto mollare subito dopo il liceo.
E al Liceo avrei dovuto credere di più in me stesso.
Così avrei almeno trombato di certo.
Invece che passare bellissimi pomeriggi io, mano destra e Scottex (che ancora oggi ha una mia foto nella sede centrale con su scritto “Massimo Finanziatore”).
La cosa poi divertente è , come, passati gli anni e le occasioni, si vengano a scoprire che alcune ragazze morivano per te e sarebbe bastata una parola o un sorriso.
Le stesse per cui, quando sognavo, morivo io.
Interessante come ogni cosa sia beffarda vero? Oppure fatidica ed eventuale.
E oggi, dopo quello che ho passato in questo maledetto lavoro, mi rendo conto che non solo non ho più voglia di sognare, di dormire e di pensare.
Non ho nemmeno più voglia di lottare.
Mi arrendo alla vita, e sia quel che sia.
Ho provato con le buone.
Me l’hanno messo INDUCULU.
Ho Provato con le cattive.
Me l’ Hanno Messo INDUCULU.
Ho provato e basta.
Stesso identico risultato.
…Too Much Is Not Enough...
Il bello è come le prospettive si rovescino di improvviso.
Il bello è come quello che magari volevo fare io lo fa qualcun altro.
Il Bello è che alla fine, non me ne frega più un cazzo.( se non vi aggrada scegliete uno dei seguenti Sinonimi: Pisello: versione ortofrutticola
Pannocchia: versione agricola-gastronomica
Pesce: versione napoletana e tarantina (sperando che l'odore non sia lo stesso)
Bega: pene piemontese
Tega: pene veneto, per quelli che ce l'hanno duro!
Pisciong: pene tipico del misterioso triangolo di bari nord (corato-ruvo-terlizzi)
Bit: altro pene veneto del Basso Piave, francesismo.
Battajon: versione napoletano-calabrese in caso di guerra
Baston: versione napoletana come strumento utile
Piciu: pene piemontese v.2
Minchia: pene siciliano
Trunzu: pene siciliano di Paternò, grosso e duro
P'ngon: versione foggiana
Matranga: pene generalmente siculo
Uccello : versione zoologica
Colibrì: altra versione zoologica (detto di Pene di dimensioni esigue)
Picchio: versione zoologica dalla presenza più martellante
Nerchia
Belino: pene genovese
Membro
Asta: da cui deriva l'alzabandiera
Sberla: tipica allocuzione "che sberla che ha quello!"
Fallo: termine sportivo (specialmente nel calcio)
Pistolino o Pistolone: a seconda di chi è il proprietario, per il primo Mr Lui per il secondo Rocco Siffredi
Pipino: vedi pipino il breve
Banana: versione ortofrutticola 2 (l'unico frutto de l'amor, è la banana, è la banana!)
Ciola: versione pugliese
Mazza: quella da golf (ovvio)
Fava: denominazione toscana per un pisello leguminoso
Cacchio: vedi Sigaro col mustacchio
Sigaro con mustacchio: vedi Cacchio
Pepe: versione avellinese
Pendolo: pene che viene ogni ora
Batacchio: pene insistente
Salsiccia (o Salciccia): pene gustoso
Pirla : pene milanese
Verga: pene contadino
Canna: pene che si può anche fumare (da qui l'espressione Mi fai fare un tiro? usata per entrambi i casi)
Mrinca: traslazione fonetica sarda per la minchia siciliana;
Pissetta: pene sardo per l'utilizzo approvato dal Vaticano;
Sissennosse: Orune (Nu) pene durante i suoi movimenti alternati lungo un piano azimutale
Pirichitta: pene sardo in epoca prepuberale
Sventra-papere: il pene dei cacciatori
Spaventa passere: il pene contadino (versione 2°)
Braccio violento della legge: il pene di un poliziotto.
Fistione: il pene toscano
Birello
Cick: pene piemontese v. 3
U Cefalu pene calabrese
A Pizza pene terrone
Sa Pitza versione sarda-campidanese
Minca: usato nel cagliaritano
Ciumarro: usato a Fragagnano
Tregghia: pene forzuto prevelentemente pugliese
Ciolla: Versione siciliana
Grillo: Versione toscana
Cinci : Versione toscana Bis
Pilledda: Utilizzato nell'entroterra sardo
Cioncia: Versione Crotonese
Ppppene: Versione balbuziente
Micciu : pene calabrese
Cilla : pene genovese (carlofortino)
Scricchiolla : pene studentesco (non capisci una "scricchiolla")
Piscitta : pene alghero-sassarese
Osèl : pene trentino
Bimbìn : pene triestino
Bighe : pene friulano
Bigul : pene ferrarese
Patagarro : pene leccese
Piru : Pene marchigiano v.1
Tanganella : Pene marchigiano sovradimensionato
Fusbana : Versione del pescatore marchigiano
Pischitte: versione molisana di pene ridotto
Manico )
Lascio che tutto scivoli dove deve scivolare.
Non mi lamento, perché non serve, mi sfogo scrivendo cose che non pubblico
Qui per decenza…
La cosa bella è che continuo a sorridere della nostra stoltezza nel voler credere uno negli altri e nel continuare a sperare in una modifica della vita che conduciamo.
Sono più che altro edotto che i Sex Pistols abbiano detto una grande verità.
Una sola, per carità, perché come truffa del Rock and Roll non è che potessero pretendere di più.
La cosa che dissero la sappiamo tutti.
E non è certo
“Pretty Vacant”,
ma
“No Future For You”.
Magari avevano avuto una visione del Futuro in Italia ove adesso metteremo anche le Centrali Atomiche.
Io sono favorevole, perché prima o poi esploderanno, visto come gestiscono le cose nel paesello, e ci ritroveremo tutti, di improvviso, a dover resettare la nostra vita.
A Vivere senza nulla di superfluo.
Anzi.
A Sopravvivere.
Che, a ben vedere, è quello che faccio da anni.
Anche qui, alla fine, nessuna sostanziale differenza…
Nel 1991 ero abbastanza adulto da dovermi accorgere di alcune cose.
Invece ci sono passato attraverso con un ignoranza vergognosa.
I Fatti italiani dell’ epoca erano, a vederli adesso, più sconvolgenti di quelli attuali, il chè è tutto dire.
Per non parlare dello scandalo a cui tutta l’Europa ha assistito e non ha mosso mano, se non alla fine.
Mi riferisco alle guerre Jugoslave… Che portarono alla scomparsa, appunto, della Jugolsvia stessa.
Serbi, Croati, Mussulmani, un calderone di etnie che si uccisero per OTTO anni.
La Croatia è ricordata solo per i bei posti vacanzieri.
Si Paga POCO!
Si Mangia BENE!
Belle DONNE!
MARE STUPENDO!
In Culo tutto questo.
Migliaia di vittime, bambini uccisi così, perché erano “diversi”, donne stuprate e private della loro umanità. Un Genocidio totale, pazzesco.
E io che facevo? Correvo dietro alle donne…
Giocavo ai Giochi Di Ruolo…
Esploravo la musica strana e leggevo libri impegnati.
Una vergogna. Ho chiuso gli occhi su quello scempio, ho chiuso gli occhi sulla corruzione che attraversava l’Italia.
Non ricordavo nemmeno che il presidente della Nazione Belligerante per Eccellenza era il Buono e Bravo Wilson.
No.
Io ero quello che poi, in uno strano e contraddittorio modo, andava alle manifestazioni contro le guerre in Medio Oriente, contro Bush Padre, per idealismo e per scopare altre idealiste.
Io ero quello con le maglie metallare che diceva al mondo che i poveri Arabi erano innocenti.
Intanto a 900 Km da me si consumava una strage voluta fortemente da Russia, America e Germania.
Noi chiudemmo gli occhi.
Milosevic fece quello che voleva.
Arrestato e giudicato in maniera burlesca, morto poi così, in “pace”.
Radovan Karadžić , d’altro canto se la gode ancora la sua vita.
Tutto questo per dire che Da quei giorni è passato del tempo.
Tutto questo per dire che ora, come allora, La NATO, l’ ONU e la FAO si sono rivelate essere meno che Inutili.
Tutto questo per dire che l’ America se ne lavò le mani finchè potè, come sempre, non avendo interessi in gioco.